INSIDE OUT COME METAFORA DELLA VITA

Cari Voi,

Mi piace chiamarvi così.

Non so quanti siete, né se mai mi leggerete.

Mi piace però il pensiero di qualcuno che da lì fuori, assolutamente per caso, si sia appena imbattuto in questo mio blog, scarno e privo di contenuti. Farò comunque del mio meglio per tenervi compagnia, augurandovi una leggera lettura.

 

Vi siete mai sentiti come pesci fuor d’acqua? Per nulla all’altezza della situazione, furi-posto, fuori-luogo, fuori-orario…insomma degli outsider?

Credevo fosse questo il tema del nuovo cartone della Walt Dinsey-Pixar “INSIDE OUT”, Oscar come miglior film di animazione e  davvero la genialata del 2015. Invece mi sbagliavo. In parte.

Davvero difficile descrivere questo film d’animazione, sia per il carico di emozioni che si provano guardandolo, sia per le numerose vicissitudini che si rincorrono senza sosta nella mente della bambina, nel suo inconscio, sub-conscio, e ricordi base.

Ci proverò comunque a raccontarvelo.

Non me ne vogliate se non utilizzerò termini fisiologici e precisi.

Freud si starà rivoltando nella tomba.

L’importante è comunque che capiate il senso generale.

Vamonos:

 

 

 

INSIDE OUT è la storia dell’undicenne Riley, bambina graziosa e spensierata, asso nell’Hockey, cresciuta nella sua bella casa in Minnesota, costretta a trasferirsi con la famiglia in un fetido e fatiscente appartamento di San Francisco.

Con lei, o meglio dentro di lei, più precisamente nella sua mente, c’è una vera e propria torre di controllo capitanata dalle sue emozioni: Gioia, una sorta di Trilly di Peter Pan dai capelli blu, che assicura alla piccola giorni felici e ricchi di emozioni positive; Tristezza, una puffetta paffuta con gli occhialoni, depressa e in mainagioiaforever mood; Rabbia, un simpatico vulcanino tutto rosso pronto a fare scintille e ad esplodere da un momento all’altro. Disgusto, una vamp verdognola con la puzza sotto il naso; Paura, un insetto stecco credo, ipocondriaco e ansiogeno che si assicura che Riley non finisca nei guai. Sono proprio loro a gestire i sentimenti della piccola in modo bizzarro e divertente, accompagnandola nella crescita, testimoni delle sue esperienze quotidiane.

Sembra tutto procedere per il meglio ma, come in ogni storia che si rispetti, la situazione degenera quando accidentalmente tutti i ricordi base della piccola, insieme a Gioia e Tristezza, vengono catapultati in un’altra area del cervello, lontano dal quartier generale, dove quindi restano al comando solo gli altri tre, incapaci per natura di rendere felice la bambina. Mai ‘Na Gioia quando serve!

Perdonatemi non ho resistito. Ci stava appennello.

Comunque…

Non avendo più memoria degli avvenimenti importanti della sua giovane vita, Riley si incupisce, si dimentica degli amici e dell’Hockey, assume un atteggiamento scontroso e insolente verso i genitori, si isola in se stessa, finché a Rabbia non si accende la lampadina ed ha la geniale idea di comandare alla piccola di scappare di casa per tornare nel Minnesota, dove potrà costruire nuovi ricordi dal principio. Dov’era stata felice. In poche parole questa povera bambina abbandonata dalle più forti emozioni è destinata a diventare una ragazza madre sulla via della perdizione, o una gattara solitaria dalla miserabile esistenza, o forse una balleria di lap-dance in qualche bar del Texas, i cui soli ricordi base o non base che siano, avranno il solo colore e odore dell’alcol.

Ma per fortuna…

In seguito a vari tentativi di tornare indietro e rimettere le cose a loro posto, Gioia e Tristezza, in compagnia di Bing Bong, un amico frutto dell’immaginazione di Riley, fatto di zucchero filato rosa, che piange caramelle, con coda di gatto, proboscide di elefante e verso di delfino, attraversano le varie aree della mente, imbattendosi negli incubi più profondi, nelle sue fantasie, nei suoi sogni (ci sono dei veri e propri STUDIOS con regista, copione e attori!).

Quando tutto sembra ormai perduto Bing Bong conduce le due sul Treno dei Pensieri (ecco su questo c’è da dire che se fosse andato al contrario sarebbe stato il tanto decantato treno dei desideri, nei miei pensieri all’incontrario va di Modugno), che deraglia e l’unica via di uscita a questo punto sembra quella di creare una catena umana con tanti cloni del ragazzo ideale di Riley, molto in stile idolo-delle-teenager. Finalmente le due ci riescono e stavolta Gioia lascia il comando a Tristezza per sistemare le cose.

Perché non si può essere sempre allegri.

Perché la tristezza non si può tenere lontana ed è necessario provarla per tornare ad essere felici.

Esilarante l’ultima scena che mostra le emozioni di vari personaggi, inclusi gatti e cani….

Scena più divertente? L’occhiataccia della mamma al papà con tanto di brasiliano.

Scena più commovente? L’addio di Bing Bong, destinato a dissolversi con i ricordi d’infanzia.

VOTO; 9

CONSIGLIATO: Assolutamente sì!

The original,

Ntina

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Dave Brick Pinza ha detto:

    Ho adorato tristezza fin dall’inizio!!! I sentimenti sono importanti…… 🙂
    Prima di Natale ero alla Disney Store di Roma – Est e giravo per il negozio abbracciando Losso gigante al profumo di fragola e il pupazzino di Tristezza….. sono stato approcciato dal commesso che con malizia mi disse: “Adesso che sai di fragola chissà quante ti vorranno baciare…..”. Non c’è niente da fare, da etero si cucca di meno… 🙂

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    1. ParlaNtina ha detto:

      Ahah…un cartone davvero geniale! avrei voluto partecipare anche io alla stesura della sceneggiatura!!!! sai che ridere! cmq concordo anche sul “da etero si cucca di meno”:..ahahah vale anche per le ragazze credo! 🙂

      Piace a 1 persona

      1. Dave Brick Pinza ha detto:

        La mia rabbia è incatenata in un angolino…. ma le poche volte che si libera……. la mia sceneggiatura non si sarebbe avvicinata neanche un pochetto…. 🙂
        P.s. Mai avuto approcci così spudorati da parte di una donna al confronto di quelli ricevuti dagli uomini….

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