TIPICA MATTINA A ROMA. BUONGIORNO ANSIA.

CAPITOLO III

Un classico lunedì Romano.

Ore 7:00

“Oh no, la sveglia”.

Mi rigiro nel letto.

Mi sporgo troppo, mi accartoccio nelle lenzuola e trovo il vuoto sotto di me.

“Ahia”.

Cerco di raggiungere il telefono con il dito per spegnere la sveglia impossessata da demoni malvagi che interrompono i miei sogni…

Ci riesco.

Di nuovo il silenzio.

Decido comunque di srotolarmi dall’involucro di stoffa, mi viene in mente un baco da seta.

Mi alzo dal pavimento gelido.

Cominciamo bene.

Ore 8:15. L’autobus.

Purtroppo a Roma non ci sono tabelle digitali con gli orari degli autobus, né quelli in cui vengono indicati i minuti di attesa.

Vai a fortuna: lo prendi al volo o aspetti anche mezz’ora.

Ci sono sempre molti studenti alla mia fermata che aspettano di andare in facoltà: c’è chi ripete nozioni, forse per un esame; c’è chi si mette in pole position per poter salire per primo sul mezzo; c’è chi come me vede il numero dell’autobus da lontano farsi sempre più vicino e resterà li ad aspettarne un altro per circa quindici minuti.

“Evvai”.

Cerco comunque di salire, di farmi piccina piccina, di immaginare di essere magrissima e di poter entrare in quella scatola di sardine.

Ce l’avrei anche potuta fare, se quell’ uomo dall’aspetto arcigno e burbero non mi avesse spinta fuori dicendomi, “A regazzì, nun lo vedi che stamo a fa la colla qua dentro? Namo su, scenni “.

“Mi tocca aspettare l’altro, ergo arriverò sicuramente in ritardo”.

ERGO, MAI ‘NA GIOIA.

Mi è capitato di inciampare su alcuni forum di Internet. Non so se avete presente quel genere di forum, quelli con nomi tipo ” Punta tutto su di te”, “La verità è dentro e fuori di te”, ecc…

Beh, ho letto da qualche parte un vago articolo sulla “Legge di Murphy”.

Forse sapete già di cosa si tratta; a grandi linee si può riassumere nel primo assioma fondamentale della legge universale: « Se qualcosa può andar male, lo farà. »

Se vi sembra che tutto sia andato per il meglio, che stavolta tutto stia andando nel verso giusto, sicuramente avrete sbagliato qualcosa, e avete letto bene, sembra. Questa teoria mi ha a dir poco scioccata. Se ci pensate, infatti, è matematico che il toast cadrà sempre dalla parte imburrata, come che la fila di macchine di fianco alla vostra scorrerà sempre più velocemente.

Da quel po’ che ne so io, moltissimi libri sono stati incentrati su questa teoria universale della perenne sfortuna che ci accompagna nei giorni. Sono giunta alla conclusione finale che se ce la tiriamo, prima o poi la cosa che temevamo accadesse, avverrà davvero. Pur volendo pensare in positivo, saremo sempre portati a considerare anche il lato negativo delle cose, e quest’angoscia si ripercuoterà nella nostra realtà.

Avrà sempre la meglio sui buoni propositi che c’eravamo prefissati in partenza.

Dopo questa breve digressione, torniamo alla mia giornata tipo, torniamo a quando alla fermata…

Un tranquillo lunedì. Cominciamo bene la giornata.

8.30. “L’autobus non arriva”.

“Davvero strano”, penso, “a quest’ora doveva essere già passato l’autobus”. Alle 9.00 inizia la lezione di web Marketing, una lezione che non posso perdere, una delle poche interessanti.

“Proprio oggi”.

Maledico me stessa per non essermi svegliata prima, per non essere uscita in anticipo, ma ormai non resta che aspettare.

Alla fermata stavolta non c’è molta gente, il che mi sembra davvero molto strano e inusuale per quell’orario. Ad un tratto avverto la vibrazione del telefono ronzarmi nella borsa.

Inizia a piovere.

Devo trovare un riparo, devo rispondere al telefono, devo prendere l’ombrello. Indecisa a quale di queste azioni dare la precedenza, decido di rispondere al telefono:”Mi chiamano a quest’ora, forse è importante”.

C’è da puntualizzare che la borsa in questione, non è una borsa da universitaria qualsiasi: è MULTI-TASKA.

Molto capiente per carità, ma forse è proprio questa caratteristica che mi autorizza a rimpinzarla con tutti gli oggetti di casa. Dai trucchi ai quaderni, dai fazzoletti all’I-pod, ai vari caricatori, all’ombrello, al pranzo, alle penne, alle merendine, all’acqua, alla spazzola, allo specchietto, alle forchette ed infine al cellulare.

Ora, come pensate riesca a trovare l’ I-Phone nero incastrato nella tasca segreta nell’angolo?

Infatti, la vibrazione si interrompe prima che riesca a ripescarlo.

Poi finalmente lo trovo e vedo la chiamata senza risposta di mio fratello.

C’è anche un messaggio su Whatsapp: ” ‘Nti! Ricordati che oggi è sciopero dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 18!”.

Perfetto sono le 8 e mezza, non arriverò mai più a lezione.

Devo andare a piedi e decido di recarmi frettolosamente ad un’altra fermata, lì le possibilità di prendere un qualsiasi autobus sono leggermente più elevate perché si intersecano svariate linee. Qualche mezzo passerà. Macché. La pioggia inizia a farsi più fitta, ho recuperato l’ombrello verde (speranza) nel frattempo, giusto per non presentarmi fradicia e continuo ad attendere, invano.

Ore 8.45

Eccolo lo vedo! Finalmente un autobus all’orizzonte. Spunta dall’angolo con esasperante ed irritante pigrizia, si avvicina alla fermata con indolenza e con quella calma di cui io non sono mai stata munita.

È molto pieno, ma questa volta devo salire. E ci riesco. Sento le porte chiudersi dietro di me, trattengo il fiato per farmi sempre più piccola modellandomi in posizioni da contorsionista nei micro-spazi vuoti. C’è un’aria pesante, ma non c’è via di fuga. I clacson impazziti delle macchine mi riempiono le orecchie, mi strimpellano in testa.

Io vengo da un paesino della Ciociaria, lì è tutto tranquillo; l’unico rumore che si percepisce è il sottofondo degli uccellini che cinguettano, o al massimo qualche bambino che gioca a palla per strada.

A Roma è tutto diverso.

Una volta un bambino giocava nel cortile, faceva rimbalzare la palla da un po’ quando dalla finestra del terzo piano un signore si affacciò e gridò con brutalità ed insensibilità: “Ao! So du ore che stai a martellà su sto muro,te do cinque secondi pe’ evaporà’, se no t’a buco sta palla[1]!”.

Il bimbo scappò via in un nano secondo spaventato e turbato e il tutto mi fece davvero tanta pena.

Neanche giocare si può più.

MAI ‘NA GIOIA.

Torniamo a me, dentro il famoso autobus di cui sopra: no, non sono ancora morta asfissiata…

Sono molto vicina alla mia università finalmente, ho una decina di minuti di ritardo, ma niente di così grave ed irrecuperabile.

Scendo, corro verso il portone e mi precipito su per le scale, scale e ancora scale. Sento il cuore pulsarmi fin dentro le orecchie, il fiato diventa più corto e comincio ad ansimare. Arrivo al quarto piano, quasi strisciando. Trovo la porta aperta. Vedo i miei compagni in giro per il corridoio. “Vale sembra che hai visto un fantasma, stai tranquilla non sei in ritardo, ci hanno appena avvertito che oggi non viene il professore, possiamo tornare a casa.”

ARE YOU SERIOUS?????? o.O TICK NERVOSO.

MAI ‘NA GIOIA.

[1]Sono due ore che colpisci il muro, hai cinque secondi per allontanarti, altrimenti provvederò io a perforare il tuo pallone.

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